Van Gogh e Gauguin: l’attrazione degli opposti genera arte

 

Quella di van Gogh e Gauguin è una delle amicizie più famose e controverse della storia dell’arte raccontata nel film Van Gogh – Sulla soglia dell’Eternità. Questa attrazione inevitabile tra due personalità così diverse portò il pittore olandese alla pazzia.

Il nuovo film del pittore e regista Julian Schnabel, Van Gogh – Sulla soglia dell’Eternità, nelle sale a partire dal 3 gennaio, racconta gli ultimi anni di vita del celebre pittore concentrandosi sul suo soggiorno ad Arles. Qui, nella “casa gialla”, Van Gogh convisse con l’amico Gauguin per due mesi prima di tagliarsi l’orecchio, e iniziare così i suoi frequenti soggiorni in istituti psichiatrici. Le cause della brevissima condivisione degli stessi spazi vitali fra i due artisti sono da ricercare sia nella differente natura del carattere, sia nella diversa prospettiva artistica. Ma allora come mai questa unione è ricordata come una delle più importanti nella storia dell’arte?

Spazi vicini, visioni lontane

I due pittori si conoscono a Parigi due anni prima i fatti di Arles, nel 1886. Rimangono colpiti l’uno dalle opere dell’altro perché seppur così diverse (Gauguin è un simbolista mentre Van Gogh si ritiene un realista) riescono a cogliere il carattere comune di innovazione e insofferenza verso la tradizione impressionista. Lasciandosi trasportare dalla voglia di evasione, così, lasciano la capitale francese; ognuno alla ricerca di nuove linee e colori per tradurre la realtà. Durante i due mesi di fratellanza artistica nella casa gialla ad Arles, i due pittori si influenzano e criticano a vicenda. Gauguin rimprovera a Van Gogh il bisogno di dipingere velocemente sempre dal vero, in en plein air, mentre il suo approccio alla tela è molto più riflessivo, lento e basato sul ricordo della scena, non sulla sua percezione reale.

Nei momenti di lucidità privi di rabbia e scatti violenti, Vincent accetta con gentilezza le critiche e il punto di vista dell’amico. Infatti, fu proprio durante quel periodo che i paesaggi di Van Gogh cominciarono a contorcersi in pennellate vorticose fino a definire lo stile che lo ha reso famoso in tutto il mondo. Non a caso, in una delle scene del film, Oscar Isaac (Paul Gauguin) incita Willem Dafoe (Vincent van Gogh) a inventare la natura e non semplicemente riprodurla: “Devi guardare dentro… devi lavorare più all’interno”.

La separazione con un colpo di rasoio

Ma a questi momenti di confronto e dialogo costruttivo vengono alternati momenti di forte nervosismo e insofferenza fra i due, tanto che Paul decide di ripartire dopo appena due mesi perché la convivenza è diventata insopportabile. All’annuncio della separazione, Vincent prende un rasoio e si taglia l’orecchio.
Il regista decide di lasciare fuori dallo schermo la scena cruenta dell’atto in sé e mostra il pittore già con l’orecchio fasciato che cerca di spiegare a un dottore cosa lo ha portato a compiere il gesto folle. La scelta di mostrare Van Gogh dopo l’automutilazione e non durante, come un uomo smarrito, confuso, spaventato, rende ancora più drammatico e denso il racconto del film.

Van Gogh – Sulla soglia dell’Eternità, in uscita il 3 gennaio al cinema, ha il potere di catturare lo spettatore in una immersione e immedesimazione totale con il protagonista. Non vediamo il sangue del taglio ma ne sentiamo tutto il dolore; non vediamo più Gauguin in scena ma ne percepiamo continuamente la presenza come una cicatrice.

2019-01-07T14:43:52+00:00