Guardare le cose invisibili del mondo attraverso l’arte di Van Gogh

 

Van Gogh – Sulla soglia dell’Eternità, diretto da Julian Schnabel, narra la particolare visione del mondo del celebre pittore. Solo attraverso i suoi quadri, riusciva a mostrare agli altri il vero volto invisibile di Dio; era la sua missione religiosa.

Non tutti sanno che Van Gogh cominciò tardi a dedicarsi alla pittura rispetto agli altri geni della sua epoca. Dai 28 anni in poi, fino alla sua morte avvenuta appena 10 anni dopo, recuperò il ritardo producendo circa 900 dipinti. Questo è ben visibile in Van Gogh – Sulla soglia dell’Eternità nelle sale dal 3 gennaio, dato che per la parte del pittore è stato scelto Dafoe che ha il doppio degli anni rispetto al personaggio. Il viso segnato dell’attore riesce a comunicare nel miglior modo possibile tutta la storia di Vincent fuori dallo schermo, la sua vita prima di fare il pittore.

Ma a cosa si era dedicato, quindi, negli anni della sua giovinezza? Van Gogh prima che dipingere, voleva predicare. La sua vocazione verso la trascendenza del divino influenzò a livelli profondi la sua visione del mondo.

Padre van Gogh

L’aspetto religioso della personalità di Vincent aveva le sue radici negli insegnamenti rigidi del padre, anche lui proveniente da una famiglia molto devota. Il pittore olandese, all’inizio, voleva entrare alla facoltà di Teologia. Ma gli istituti religiosi con le loro norme, erano troppo restrittivi per uno spirito genuino come quello di Vincent. Lui era devoto al messaggio religioso e non alle sovrastrutture della religione.

Il comportamento di Van Gogh in quegli anni, infatti, era paragonabile a quello di un frate francescano: dormiva per terra, non mangiava, dava tutto quello che possedeva ai bisognosi, si strappava i vestiti di dosso pur di creare bende per curare gli ammalati. Non solo non riuscì a entrare a Teologia, ma fu ripudiato dal Consiglio Ecclesiastico per il suo comportamento ritenuto fin troppo vicino alle parole del Vangelo.

Riuscire a vedere l’opera di Dio con la pittura

Non potendo sfogare il suo misticismo predicando come aveva sognato, cominciò a farlo attraverso la pittura. Van Gogh si sentiva: “Un esule, un pellegrino su questa terra” che doveva portare a termine la missione che Dio gli aveva dato, fissare lo sguardo sulle cose invisibili e mostrarle agli altri. Secondo la sua concezione, il mondo è l’opera d’arte di Dio che non tutti riescono a vedere. Invece, grazie al suo dono, attraverso i suoi quadri, lui può mostrare agli altri l’invisibile: “Vedo quello che gli altri non possono vedere. Questa cosa mi spaventa, temo di impazzire, ma ho capito che è un dono…Posso mostrare ai miei fratelli ciò che non possono vedere…posso donare loro speranza e conforto”.

Nei campi di grano battuti dal vento, nei volti assorti della gente, van Gogh vedeva l’opera di Dio in modo più vero: “La mia visione è più affine alla realtà del mondo…”. Questo lo aiutava ad accettare la sofferenza e la malattia come necessarie per compiere la sua missione: “Trovo gioia nel dolore…La malattia a volte ci può guarire, è il normale stato d’animo da cui nasce un’opera d’arte”.

Una visione del mondo immersa in Dio e nella compassione verso gli altri, una visione colorata di giallo e blu. Questo è Van Gogh – Sulla soglia dell’Eternità dal 3 gennaio al cinema.

2018-12-30T15:20:03+00:00
AL CINEMA
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